Il matrimonio, un racconto di Angela Bubba

Dopo il breve racconto sul tema del matrimonio che ho pubblicato qualche settimana addietro, oggi vi propongo un nuovo scritto sempre sul tema delle nozze. L’autrice è Angela Bubba vincitrice con questo testo del concorso”Novele dal vero – Premio Verga”. Buona lettura. Laura
La Pina, ormai lo sapevano tutti, era rabbiosa di natura. Sempre con la faccia accartocciata in quella sua folta criniera di peli corvini, squadrava tutti con sguardo torvo ed imbronciato, come se fosse sempre stata vittima di qualcosa o di qualcuno.
La Pina era piccola, piccola e arrabbiata, ed abitava in una casa stretta insieme ad una famiglia grande.
Aurora era la più piccola delle sue sorelle, aveva tre anni; poi c’era Alba di sette, e poi la Pina di nove, seguita da Beniamino e infine dalla Maria, la più grande di tutti.
In casa, come dicevamo prima, insieme anche a mamma Teresa e a nonna Carmela, si stava stretti, ma fra poco ci sarebbe stato un po’ più di spazio. Fra una settimana, infatti, Maria si sposava.
Tutti erano agitati, compresa nonna Carmela, che snocciolava in continuazione noiosi rosari che non finivano mai. Sembrava quasi una caffettiera che borbottava; di tanto in tanto si fermava, rimuginava su inesistenti vocaboli latini appena pronunciati e poi riprendeva il suo mugghio. Era seduta in un angolo, di fronte al piccolo camino, pensando di riuscire a scontare anni di penitenze al marito, morto due anni fa. Secondo Carmela egli si trovava in Purgatorio: “Di preciso non lo so dove si trova” ripeteva sempre “ma le mie preghiere lo aiuteranno”.
Si, aspetta e spera, pensava la Pina, che di giorno puliva la stufa. Grattava con forza e scrostava tutta quella patina sporca che non veniva mai via. La sera invece, toccava ad Alba ripulire. Alba era più timida e delicata, ed era forse la più carina in quella casa; prendeva sempre ordini dalla Pina, la vedeva come una maestrina e si faceva sempre bacchettare. Entrambe, comunque, non sopportavano la piccolina. Aurora era la cocca di tutti, sporcava sempre e non puliva mai; tutto le era concesso e tutto per lei era giustificato…
Per non parlare poi della più grande: Maria. Ah, su quella invece erano tutti d’accordo. Era fanatica, fanatica e scontrosa. Figuriamoci ora che si sposava! Forse era andata già sette volte dal parrucchiere a provarsi l’acconciatura. “La mamma” sussurrò una volta la Pina “le ha comprato un corredo che nemmeno se lo immagina. A noi non lo comprerebbe mai”.
Ma Teresa l’aveva sentita e l’aveva mandata a letto bella calda, con due colpi di scopa menati di dietro. La Pina però non se la prendeva più, anzi era meglio così, faceva un freddo tremendo e quelle botte riscaldavano davvero.
Ma Alba aveva in odio la Maria anche per un altro motivo: il proprio nome. Maria infatti aveva voluto annomare a tutti i costi le ultime due sorelle, e siccome era un periodo che si era fatta sdolcinata (per il fidanzato giurava Alba), aveva scelto quei nomi così poetici, anche se la poesia mai le era piaciuta, a mala pena era andata fino in quarta elementare.
E Beniamino? Ah, l’altro cucciolo da coccolare! Negli ultimi periodi poi, si era fissato col disegno. Scarabocchiava fogli di continuo, disegnando solo cavalli, cavalli e sempre cavalli. Non era bravo, una volta Pina glielo disse e si buscò un’altra bella botta, questa volta sul viso. “Che sarà mai?” mormorava la Pina, “tanto fa ancora freddo!” Teresa, intanto, oltre all’affare del matrimonio che s’avvicinava, pensava anche al marito.
Erano ormai venti anni che Anselmo lavorava fuori, in Germania, come manovale in una ditta di costruzioni. Anselmo era un uomo asciutto, chiuso nei suoi baffi arricciati e accompagnato sempre da una pipa fumante. Ritornava ogni anno per due mesi, Dicembre e Gennaio, così almeno, come ripeteva sempre Carmela, poteva farsi le vacanze di Natale come un vero cristiano. Se ne veniva sempre Anselmo, e fra due giorni sarebbe stato di ritorno.
Nella piccola casa intanto tutti erano accovacciati di fronte al fuoco, a ristorarsi col calore delle fiamme, mentre il tepore del camino tagliava le gelide folate che filtravano da fuori.
La Carmela russava indisturbata e quel soave gorgoglio faceva sciogliere in una smorfia di fastidio la Pina, che per distrarsi se la prendeva con la condensa grondante dai vetri. Fuori fioccava incessantemente e specialmente a Petronà, piccolo paese di montagna della Calabria, il freddo ti tagliava la lingua. E nonostante la pelle dei suoi abitanti si fosse ormai ispessita abbastanza da resistere a quel clima, tutti ripetevano che quell’anno faceva davvero troppo freddo. La Carmela aveva addirittura cercato di convincere la Maria a sposarsi in un mese più tiepido, ma non c’era stato niente da fare.
La Maria era come la Pina: testarda e rabbiosa.
Mancavano solo tre giorni al matrimonio e Anselmo non era ancora arrivato. La confusione spingeva tutti ad essere ancora più scontrosi. L’Alba se la prendeva con l’Aurora e la Pina con l’Alba. Beniamino invece, crogiolandosi fino a tardi fra le coperte, se ne infischiava di tutti; continuava a disegnare scarabocchi che solo a lui sembravano cavalli e la Pina, per la sua sfacciata sincerità, non mancava di guadagnarsi generose schiaffeggiate. La Teresa, intanto, andava ogni giorno a parlare col prete: “Questo matrimonio manco di una virgola deve sgarrare,” diceva “è la prima che mi si sposa, e la prima è sempre la prima”.
Per comperare a Maria tutto il necessario per farsi moglie, Teresa erano anni che risparmiava, vestendosi sempre allo stesso modo e non tagliandosi mai i capelli. Ormai le trecce erano così lunghe che, nonostante la Carmela ogni mattina gliele attorcigliasse con tutta la sua forza, le forcine non riuscivano più a reggerle. Ma Teresa non se lo poteva permettere adesso il parrucchiere; bisognava pensare a Maria.
Una che invece a Maria poco ci pensava era la Carmela, che aveva sempre qualcosa da fare che riguardasse sempre e solo lei. Cuciva e ricamava centrini tutta la giornata, accovacciata su se stessa come una vecchia gallina. Di tanto in tanto muoveva gli occhi, balbettando qualche sillaba incomprensibile. Finiti i centri, si passava a imbastire i calzini consumati di Beniamino e poi infine, se avanzava tempo, la vecchia creava dei minuscoli cuscinetti di cotone imbottiti con una manciata di granelli di sale e scaglie di ferro. Erano grandi quanto un’oliva e la Carmela, convinta che scacciassero il malocchio, li disseminava in ogni angolo della casa. E la Pina, ogni volta che ne trovava uno, glielo bruciava sotto gli occhi. La Carmela allora gridava, mentre la Pina si divertiva, cosicché giungeva la Teresa che, menando la Pina, faceva scialare la Carmela.
Il giorno del matrimonio, anche se tutti gli altri erano agitati, la Teresa era finalmente un po’ più tranquilla.
Il giorno prima, infatti, era arrivato Anselmo. Dopo aver salutato tutti velocemente, era andato a fare un bagno; alla fine della giornata tutta la casa era impregnata dell’odore intenso del dopobarba e sapeva di brillantina. E tutti, a quel punto, potevano dirsi felici.
La Maria era tutta truccata e incipriata, l’avevano fatta così bianca che pareva più un fantasma che una sposa.
Sui tacchi non sapeva camminare e quasi si pestava il velo del vestito. Per salire le gradinate della chiesa dovettero aiutarla l’Alba e la Pina, entrambe imbronciate per essere sempre comandate da qualcuno. La Teresa, mentre tutti procedevano verso l’altare, si stringeva nel marito e la Carmela, tra un singhiozzo e l’altro, sporcava tutti i fazzoletti che si era ricamata. Anche nel vestito di Maria aveva nascosto uno dei suoi cuscinetti contro il malocchio, lo aveva cucito all’interno.
Lo sposo, intanto, giovane onesto e di buona famiglia, guardava Maria andargli incontro. Nanni era davvero agitato quel giorno: aveva tutta la bocca asciutta, gli sudavano le mani e non riusciva a spiccicare una parola. Troppo tempo avevano aspettato a sposarsi però, secondo Nanni.
E anche la famiglia del ragazzo ragionava così, mentre si schiacciava all’interno del primo banco della chiesa. Si guardavano tutti le pieghe dei vestiti mentre, con la coda dell’occhio, controllavano se dall’altra parte qualcuno fosse vestito meglio.
Intanto il tempo sembrava non passare mai: l’Aurora dormiva fra le braccia della Teresa, Beniamino boccheggiava di già, mentre l’Alba e la Pina si bisticciavano tra loro con gomitate e spintoni. La Carmela allora gli pestava i piedi per farle zittire e gli dava pizzicotti che sembravano morsi di tenaglie. E la Pina, per vendicarsi, pestò a sua volta un piede alla nonna, che soffocò nel suo ghigno di vecchia quel fresco dolore. Al ricevimento, invece, tutti erano composti.
Metà foto erano già state fatte all’esterno della chiesa, dopo la cerimonia, con il prete che teneva la Carmela sottobraccio; però anche adesso il fotografo, tra un brindisi e l’altro, richiamava gli invitati all’attenzione del suo obiettivo.
Il pranzo non fu male, le portate erano abbondanti e la Carmela poté finalmente placare il borbottio che si era gonfiato nel suo stomaco, come anche la Pina, che riuscì a ristorarsi i piedi togliendosi le scarpe troppo piccole e troppo alte che Teresa le aveva messo addosso.
Erano della Maria, e alla Pina andavano strette. Ma quando è guerra, è guerra per tutti. Ognuno di loro aveva fatto sacrifici per quel matrimonio: Alba e Aurora indossavano i vestiti del battesimo, Anselmo e Teresa se li fecero prestare dai cognati, Beniamino quello della prima comunione e infine la Carmela, per l’occasione, fece uno strappo alla regola. Indossava, infatti, il vestito che da anni conservava per il proprio funerale.
La Carmela, bisogna dirlo, era bacata dentro la testa. Ogni sera si provava quel vestito insieme al velo poiché prepararsi a quell’evento le dava piacere; pensava al marito, che l’avrebbe vista per la prima volta ben vestita e con un panno ricamato sulla testa. Mai lo avrebbe toccato, ma quando Maria si convinse a sposarsi, la Carmela, che nell’armadio aveva solo grembiuli sgualciti e un cofanetto pieno di rosari, si era vista costretta a indossarlo.
Quel giorno dunque, dopo essersi infilata in quel lugubre panneggio, la Carmela si guardò allo specchio, si raccolse i suoi capelli da vecchia, si stiracchiò le rughe e si ritoccò quei suoi tratti ormai irrimediabilmente flaccidi e privi di espressione. E ora la Carmela si trovava seduta lì, con la pancia che finalmente non brontolava più.
Il ricevimento era quasi finito; gli uomini bevevano il caffé e si leccavano i baffi unti, come i gatti; le donne spettegolavano mentre i bambini si rincorrevano fra i tavoli, tutti tranne la Pina, che stava appisolata sulla spalliera di una sedia, coi piedi scalzi e un braccio penzolante. Intanto la Carmela si dirigeva verso la cucina e chiedeva ad un giovanotto se poteva avere dei contenitori per il cibo. Voleva infatti metterci dentro tutta la roba che nessuno aveva toccato e portarsela a casa. Tutti la guardarono sbigottiti, ma la Carmela con un gorgoglio soffocato sbottò: “Come se loro non facessero lo stesso. Poi voglio vederli fra qualche mese, quando i denti del freddo ci avranno mangiato pure le ossa!”
Maria, da dopo il matrimonio, andava a trovare la famiglia due volte a settimana.
Quando entrava, inondava l’ambiente con l’odore dei suoi profumi, reggendo in una mano una busta di biscotti freschi e nell’altra un thermos di caffé fumante appena fatto. E mentre i bambini s’ingolfavano la gola e si sbollentavano la lingua in quelle dolcezze, Maria parlava con le altre due donne; diceva che lei e Nanni si erano sistemati bene e mentre dalla bocca della ragazza uscivano quelle parole, la Carmela e la Teresa rimanevano incantate dalle perle che le pendevano da collo, dai vestiti, dai tacchi, dal cappello, dalla borsetta…Nanni non le faceva mancare davvero niente! Quanto avrebbe voluto quelle cose la Teresa, ma suo marito era già ritornato in Germania, mentre lei era ancora lì, a sgridare la Pina che non si faceva mai gli affari suoi e a cambiare le ghette ad Aurora, e invidiando per la prima volta quella sua figlia che sembrava una regina, una principessa, e non una morta di fame.
La Teresa aveva aggiunto anche un nuovo album di foto nello scaffale, era di pelle nera e splendente e non puzzava di plastica come gli altri. Ma alla Pina, nonostante tutto, quell’album non piaceva affatto. Per la Pina, la Maria era sempre sguaiata e fanatica, figuriamoci se era vicino a Nanni. Ma alla bambina interessava ancora di più una foto che era stata scattata solamente a lei: dormiva appollaiata su una sedia del ristorante, con espressione beata e appagata.
Quando la vide la Pina si mise a urlare di rabbia. Ma a chi poteva essere saltato in mente? Giunse la Carmela e trovò la Pina con quel foglietto in mano. Lo afferrò subito, scoppiando in una fragorosa risata. La Pina, ancora più rabbiosa di prima, si riprese la foto e si allontanò dalla stanza. Raggiunse il salotto e, dopo preso ago e filo da un cofanetto, si diresse verso la camera della Carmela. Spalancò violentemente le ante dell’armadio, prese il vestito da funerale della vecchia e iniziò a cucirci all’interno la fotografia. “Tu non mi sopporti, lo so,”mormorò la Pina”ma pure nella tomba mi porterai!”
Poiché la Pina, e ora l’aveva imparato anche lei, era caparbia e rabbiosa.
[Angela Bubba]



















Per un’occasione formale ed elegante come può essere una cerimonia nuziale è assolutamente necessaria una bella acconciatura, anche in qualità di ospiti. Una classica acconciatura molto adatta ad un look sobrio per una futura sposa è una pettinatura raccolta ma un pò mossa.
Vi fornisco qualche utile consiglio sul modo in cui realizzarla. Dovete innanzitutto fornirvi di alcuni strumenti del mestiere, ovvero un ferro arricciacapelli, una lacca di buona tenuta e alcune forcine per fissare l’opera finale.





La torta deve essere assolutamente portata in sala ancora intera; gli sposi poi, servendosi di un coltello d'argento, ciascuno con la propria mano destra unita a quella del compagno dovranno procedere al primo taglio e successivamente la brindisi di rito.
Buon appetito a tutti. Laura
Il trucco per il giorno del matrimonio è spesso un problema da valutare con grande attenzione. Sbagliare l'impostazione può rendere deficitaria tutta quanta la propria preparazione. Ecco qualche utile consiglio. Se siete le calssiche biondone con occhi chiari e carnagione bianca, allora utilizatte un trucco delicato: usate toni rosa e fucsia per mettere in evidenza le vostre innate qualità. Mentre se volete dare più intensità al vostro sguardo utilizzate rossi forti sulle labbra in moda da donarle una maggiore luminosità, ma mi raccomando non in modo troppo marcato soprattutto nella parte inferiore, piuttosto addolcite l'inisieme utilizzando dei brillantini per accentuare il vostro sguardo.
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Una location prestigiosa rende il matrimonio davvero da favola. A Vicenza, grazie al genio assoluto di Andrea Palladio, non mancano certo ville prestigiose in grado di far vivere un sogno agli sposi. Ve ne mostriamo alcune.
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